Ancor prima di vederla ti afferra alla gola. Un odore acre, aspro, che stordisce i sensi, accende il respiro e brucia i polmoni. Perché l'isola di Vulcano, la più vicina alla costa dell'isola madre, la Sicilia, è un grosso cratere che esala gas, sputa miasmi di zolfo, fa bollire il mare come un infernale calderone, arde le spiagge fino a farne polvere di carbone, scioglie la rabbia in fanghi e acque termali calde. Nata dalla furia di quattro vulcani – Lentia, Vulcano del Piano, La Fossa e Vulcanello – l'isola custodisce, insieme a
Stromboli, uno dei due vulcani attivi dell'arcipelago. Un monte rissoso, che esplode e poi tace, a sbalzi, come un bimbo capriccioso. Una cosa talmente imprevedibile che gli studiosi lo tengono continuamente
sotto stretta sorveglianza. Una cosa che ti entra negli occhi subito, appena sbarchi sull'isola. Perché tutto qui, paesi, alberghi e ville se ne sta adagiato ai piedi del Grande Cratere, in quel vasto pianoro formatosi durante l'eruzione del 183 a.c.
Dall'approdo al Porto di Levante si getta subito uno sguardo ai due faraglioni dell'isola, il Grande, alto 56 metri, e il Piccolo (36 m), sotto il quale si trova l'area termale, nota per le proprietà terapeutiche dei suoi fanghi e del mare, riscaldato da una miriade di fumarole naturali. Antichi coni eruttivi, i faraglioni un tempo venivano utilizzati come miniere per l'estrazione di allume e zolfo. È qui che si estende la zona geomineraria, tra le più interessanti dell'isola. Venendo dal porto, sulla destra, ai piedi di quel che resta del Piccolo faraglione si apre
la grande pozza, una vasca colma d'acqua e di fanghi sulfurei. A poca distanza dalla pozza si allunga una piccola spiaggia dove il mare è disseminato di fumarole sommerse: attenzione però, il gas è caldo e vicino ai soffioni l'acqua raggiunge temperature molto alte.
Sempre nella baia di Porto di Levante si trova la famosa spiaggia nera, una lingua di polvere buia, considerata tra le più suggestive di tutto il Mediterraneo. Da qui partono delle imbarcazioni che raggiungono la
piscina di Venere. Proseguendo lungo la costa verso nord per circa un chilometro si arriva all'istmo che collega Vulcano a Vulcanello, una penisoletta che supera di qualche metro il livello del mare creando una zona umida popolata da aironi e garzette. Da qui, a piedi in pochi minuti, si può raggiungere uno dei luoghi più suggestivi dell'isola,
la valle dei mostri.
Ritornando verso Porto di Levante e seguendo la strada asfaltata in direzione Il Piano si imbocca, dopo un centinaio di metri, una stradina che si trasforma presto in sentiero. È qui che parte la passeggiata principe dell'isola, quella verso il cratere del vulcano. Un tratturo stretto, che s'inerpica a zig zag fino a raggiungere il piano del cratere, per proseguire seguendone il bordo. Un posto che assomiglia all'anticamera dell'inferno, disseminato dai grani gialli dello zolfo, punteggiato dalle piccole bocche delle fumarole che tossiscono vapori. Seguendo il sentiero si arriva alla sommità del vulcano, a quota 391 metri: da qui il panorama è superbo e lo sguardo arriva fino alle Bocche di Vulcano, il braccio di mare che separa l'isola da Lipari. Continuando il periplo del cratere ci s'imbatte in grosse rocce allungate e piene di crepe, simili a gigantesche pagnotte: sono le
bombe a crosta di pane, i proiettili scagliati dal vulcano durante la sua ultima
grande eruzione. Percorso il sentiero al contrario e ripresa la strada asfaltata si raggiunge Il Piano, la parte più antica dell'isola. Qui ci si può fermare per il pranzo
Da Maria Tindara, una piccola locanda dove gustare la specialità della casa: tagliatelle di pasta fresca 'alla vulcanara', saporitissime e piccanti.
Da questa grande area in direzione sud, stretta tra cime dai nomi che sembrano usciti da un racconto di fiabe - come la sciara dell'Orso, il timpone del Corvo e il monte Aria – comincia la parte più selvaggia e aspra dell'isola, dimenticata dagli uomini, dominata dalla natura. Le
Grotte Trogloditiche sono cavità artificiali scavate ai tempi dell'età del Bronzo per farne sepolture: gli antichi abitanti delle Eolie seppellivano i loro morti vicino al vulcano che consideravano
la via di collegamento tra il mondo dei vivi e quello dei defunti. Proseguendo ancora verso sud si raggiunge il mare e il piccolo abitato di Gelso, una manciata di case abbracciate al faro nuovo.